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Il castagno, un legno dotato di un’essenza forte e dalla durata medi di 15-30 anni, è uno tra i migliori materiali da poter utilizzare in edilizia e in agricoltura, ad esempio per la costruzione di pali per vigneti o per recinzioni (di strutture o per gli animali).

A renderlo unico e particolarmente resistente, sia nel terreno che in acqua, è la presenza naturale del tannino, una sostanza presente nella corteccia del castagno che incrementa notevolmente la sua durevolezza e la resistenza alle intemperie e ai danni provocati dagli insetti.

Migliorare ulteriormente questa già naturale durevolezza, tuttavia, è possibile.

Tale necessità è solita presentarsi quando il palo di castagno in questione è posizionato in terreni particolarmente umidi, che potrebbero intaccarne la sua naturale resistenza.

Come aumentare la sua longevità?

Il primo consiglio è quello di praticare la bruciatura.

Si tratta di una tecnica antica ecologica al 100%, che consiste nella carbonizzazione della punta del palo e della zona a contatto con il terreno. Applicandola, il legno diverrà decisamente meno interessante per insetti, funghi e muffe.

Un’altra possibilità è quella rappresentata dall’utilizzo di olio di lino cotto.

La tecnica consiste nella sua applicazione con un pennello su tutto il palo, per poi lasciarlo ad essiccare per dargli il tempo di formare uno strato protettivo. Questo metodo, tuttavia, andrebbe ripetuto periodicamente nel tempo, così da massimizzarne l’efficacia.

È sconsigliabile, invece, l’uso di sostanze come la catramina, altamente inquinanti e dalla brevissima durata protettiva.

Altre valide soluzioni sono rappresentate dall’utilizzo di specifici impregnanti, come quelli a base di cera, all’acqua o a solvente. Tra una loro applicazione e l’altra, è bene ricordarsi di carteggiare sempre il legno. La loro speciale composizione sarà in grado di incrementare la resistenza del legno di castagno anche nei confronti dei raggi UV, che potrebbero scolorirlo col tempo, e della pioggia.